Parola al testimonial: Massimo De Luca



Nessuno di noi aveva memoria di una primavera così dolce, così assolata, così asciutta. E infatti, puntuali, i meteorologi ci hanno informati che non se ne viveva una così da 60 anni. In pratica, la stagione perfetta per giocare a golf: niente pioggia, campi in condizioni eccellenti, non più freddo, non ancora troppo caldo. I tipici giorni in cui stare al sole, come capita per quasi cinque ore quando si fanno 18 buche, è un vero piacere, non ancora una sofferenza come in luglio o agosto, mesi che costringono a cercare ogni minimo angolo d’ombra sul percorso, per non bollire. Peccato che tutto questo lo abbiamo vissuto segregati in casa, augurandoci almeno un po’ di pioggia che aiutasse a lenire la sindrome da clausura, tanto più acuta quando fuori c’è un cielo azzurro a beffarsi di te.

I golfisti aspettano con impaziente pazienza (scusate l’ossimoro) che la leggendaria “fase 2” decolli, restituendo loro la possibilità di uscir di casa e tornare a dedicarsi, pur con tutte le nuove precauzioni del caso, al loro gioco che quanto più li fa disperare, tanto più amano. Di tutti gli sport il golf è certamente tra i più innocui, se non il più in innocuo in assoluto, in termini di possibile contagio: distribuisce su un’area di circa 60 ettari un massimo di 150 persone (la media dei partecipanti alle gare più frequentate del week end, ma ovviamente in settimana i giocatori sono molto meno); non si può essere più di quattro per volta, ma si può benissimo giocare anche da soli o in coppia; non è uno sport di contatto essendo, anzi, già distanziato socialmente per conto suo: quando si effettua un colpo, nessuno può stare a meno di un paio di metri di distanza e, in più, rarissimamente i tiri dei vari giocatori finiscono nella stessa zona del campo. Se si tratterà di indossare della mascherine o un guanto in più (uno c’è già di default) poco male: magari servirà anche a rendere meno udibili le imprecazioni quando un colpo non riesce al meglio, cioè molto spesso.

Non a caso, in una recente intervista, il Presidente del Coni Malagò ha portato ad esempio proprio il golf come sport che potrebbe riaprire subito ai suoi appassionati, consentendo loro, oltretutto, di tornare a farsi delle belle camminate all’aria aperta dopo la lunghissima pausa di inattività che bene sicuramente non ha fatto né al fisico né al morale.

E insomma contiamo i giorni, ma senza sapere quanti siano, che mancano a un almeno parziale “rompete le righe”. Il virus ci ha rubato la primavera più bella, ma ce ne sarebbe ancora uno scampolo da assaporare in (relativa) libertà. Col fondato timore, però, che prima o poi la pioggia assentatasi in marzo e aprile si prenda le sue rivincite in maggio, inzuppandoci. Ma comunque, meglio bagnati e felici che asciutti e depressi.

Massimo De Luca

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